Gabriele Martino: “Avrei voluto portare Kakà alla Reggina”

KAKÀ REGGINA – Gabriele Martino, figura storica del calcio calabrese sia da giocatore che da allenatore che da dirigente, ha rilasciato una lunga intervista a La C News 24.

Ecco le sue parole, tutte rivolte alle squadre calabresi impegnate in cadetteria:

Un giocatore che avrebbe sempre voluto acquistare ma che non è mai riuscito a prendere.
Parecchi in realtà. Penso al giovanissimo Kakà. Allora era nel mirino della Reggina, quando era giovanissimo. Eravamo stati fra i primi a scoprirlo, a osservarlo, ma non ci furono le possibilità di portarlo in riva allo Stretto. 

Parliamo di Reggina: che campionato crede possano fare gli amaranto?
Queste prime sette giornate ci dicono qualcosa. Anche quest’anno è stata rivoluzionata la squadra, con l’arrivo di Alfredo Aglietti. È stata costruita una squadra buona, sufficientemente esperta con un mix di giovani di qualità. La posizione in classifica è fra quelle che sono sospese: è un torneo diverso dai precedenti, non sembra che ci siano le ammazza-campionato. Ci sono un novero di squadre che lotteranno per i primi due posti, oltre a quelle che poi si giocheranno i playoff. Segnalo il Pisa e la Cremonese, che non sono affatto sorprese, ma anche il Lecce, il Benevento e anche Parma e Monza, così come la stessa SPAL. C’è grande equilibrio. Finora gli amaranto hanno raccolto un bottino non esaltante ma buono. Aglietti ha un collettivo che secondo me farà un buonissimo campionato che credo, probabilmente, possa culminare nei playoff. Reputo tuttavia che la società debba dotarsi di un progetto diverso, di strategie diverse. 

Si riferisce all’investire più sui giovani?
La Reggina ha un patrimonio inestimabile, il vero capolavoro realizzato negli anni passati: il Centro Sportivo Sant’Agata, che consentirebbe davvero di fare calcio a livello giovanile ad altissimo livello, dai primi calci al professionismo. Si rende indispensabile, secondo me, iniziare questo tipo di progettualità. Forse finora non si è avuto il tempo o forse, ma non credo, la proprietà non crede in questo investimento come fonte tecnica e di potenziali risorse finanziarie. Ma sarebbe un grave errore. 

Lei ha visto alternarsi tante presidenze: Foti, Praticò, Gallo. Ci dice, secondo lei, pregi e difetti?
Di Gallo non posso parlare, non avendoci lavorato a stretto contatto. Posso valutare i risultati sportivi raggiunti, con una promozione dalla C alla B raggiunta velocemente, seppur mediante l’utilizzo di ingenti risorse economiche. Di Foti e Praticò posso elencare solo pregi, non difetti. Il primo è passato da semplice tifoso a dirigente, poi a presidente, poi a manager appassionato. Aveva una passione smodata e una sete di successi incredibile, che lo hanno portato ad essere finora l’unico in grado a portare la Reggina nell’olimpo del calcio italiano. L’altro, Praticò, si è reso protagonista di una ripartenza difficile, quella del calcio a Reggio Calabria, insieme a un gruppo di imprenditori locali, nel quale credo di aver dato il mio contributo. Ha avuto tanta passione nella fase più negativa della storia della Reggina. Ecco, quella li accomuna: un grande amore passionale per il calcio e per la città di Reggio. 

A proposito di presidenti. Come reputa il trambusto estivo a Cosenza della contestazione a Guarascio dopo la retrocessione?
Io dico che i tifosi è giusto che vivano di risultati della domenica. Non c’è dubbio che la caduta in C, dopo la sofferta precedente stagione, abbia fatto cadere i supporter cosentini in uno scoramento in cui era comprensibile la contestazione verso la proprietà. Va detto, però, come quella stessa proprietà sia stata in grado di lavorare in silenzio, cogliendo l’opportunità di ripescaggio alla mancata iscrizione del Chievo. Questo, credo, vada riconosciuto a Guarascio: l’aver ricostruito in silenzio, ottenendo un risultato importante anche fuori dal campo. 

La sorprende il rendimento della squadra di Zaffaroni?
Nessuno se lo aspettava, hanno avuto tanti risultati nonostante i tempi con cui gli è stata costruita la squadra. È un allenatore molto capace, che personalmente conosco dai tempi in cui militava in C2. Ho anche apprezzato molto l’intervento del direttore sportivo Goretti, in cui ha spiegato come non ci si dovesse cullare sui risultati raggiunti. Dopo questa partenza sprint, facendo i dovuti scongiuri, non vorrei che possa arrivare una serie di risultati negativi che possano far tornare malumori nella tifoseria.

Un calciatore rossoblù su cui punterebbe per il futuro?
Innanzitutto torno a sottolineare quanto mi farebbe piacere se le società calabresi iniziassero a fabbricare in casa i propri talenti. Parecchi sono i giovani del Cosenza su cui poter puntare anche se credo sia troppo presto indicare adesso chi si possa affermare in futuro nel campionato di Serie A.

Lei ha visto alternarsi tante presidenze: Foti, Praticò, Gallo. Ci dice, secondo lei, pregi e difetti?
Di Gallo non posso parlare, non avendoci lavorato a stretto contatto. Posso valutare i risultati sportivi raggiunti, con una promozione dalla C alla B raggiunta velocemente, seppur mediante l’utilizzo di ingenti risorse economiche. Di Foti e Praticò posso elencare solo pregi, non difetti. Il primo è passato da semplice tifoso a dirigente, poi a presidente, poi a manager appassionato. Aveva una passione smodata e una sete di successi incredibile, che lo hanno portato ad essere finora l’unico in grado a portare la Reggina nell’olimpo del calcio italiano. L’altro, Praticò, si è reso protagonista di una ripartenza difficile, quella del calcio a Reggio Calabria, insieme a un gruppo di imprenditori locali, nel quale credo di aver dato il mio contributo. Ha avuto tanta passione nella fase più negativa della storia della Reggina. Ecco, quella li accomuna: un grande amore passionale per il calcio e per la città di Reggio. 

A proposito di presidenti. Come reputa il trambusto estivo a Cosenza della contestazione a Guarascio dopo la retrocessione?
Io dico che i tifosi è giusto che vivano di risultati della domenica. Non c’è dubbio che la caduta in C, dopo la sofferta precedente stagione, abbia fatto cadere i supporter cosentini in uno scoramento in cui era comprensibile la contestazione verso la proprietà. Va detto, però, come quella stessa proprietà sia stata in grado di lavorare in silenzio, cogliendo l’opportunità di ripescaggio alla mancata iscrizione del Chievo. Questo, credo, vada riconosciuto a Guarascio: l’aver ricostruito in silenzio, ottenendo un risultato importante anche fuori dal campo. 

La sorprende il rendimento della squadra di Zaffaroni?
Nessuno se lo aspettava, hanno avuto tanti risultati nonostante i tempi con cui gli è stata costruita la squadra. È un allenatore molto capace, che personalmente conosco dai tempi in cui militava in C2. Ho anche apprezzato molto l’intervento del direttore sportivo Goretti, in cui ha spiegato come non ci si dovesse cullare sui risultati raggiunti. Dopo questa partenza sprint, facendo i dovuti scongiuri, non vorrei che possa arrivare una serie di risultati negativi che possano far tornare malumori nella tifoseria.

Un calciatore rossoblù su cui punterebbe per il futuro?
Innanzitutto torno a sottolineare quanto mi farebbe piacere se le società calabresi iniziassero a fabbricare in casa i propri talenti. Parecchi sono i giovani del Cosenza su cui poter puntare anche se credo sia troppo presto indicare adesso chi si possa affermare in futuro nel campionato di Serie A.

Studente di filosofia a 360 gradi, convinto che lo sport ed il calcio forniscano una chiave di lettura per interpretare la vita. Appassionato di scrittura, in qualsiasi sua forma, convinto che ogni campo da gioco sia terreno fertile per la letteratura.

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