Cittadella, Baldini: “Non sogno di arrivare in Serie A, ma di rimanerci”

CITTADELLA BALDINI SERIE A – Lunga intervista in esclusiva a gianclucadimarzio.com per Enrico Baldini, centrocampista offensivo del Cittadella. Cresciuto nel settore giovani dell‘Inter ha affrontato una lunga gavetta fatta di tanto sacrificio e poche soddisfazioni. Il rilancio per il calciatore italiano si è materializzato nel gennaio del 2021, con il passaggio al Cittadella.

Attualmente Baldini rappresenta un punto di forza della squadra di Gorini, in lizza a candidarsi per un posto nei playoff. Ecco le parole del classe 1996, che si è descritto a 360 gradi:

Domenica contro il Brescia: “Sarà sicuramente una bella partita e sarà importante anche per il nostro percorso. Veniamo da sette risultati utili consecutivi e dobbiamo continuare la striscia positiva. Ora è fondamentale sfruttare il bel momento.

“L’obiettivo è cercare di rimanere lassù. Se poi siamo il Cittadella giusto possiamo giocarcela con tutti. Sogno nel cassetto? Un pò scontato da dire…io non sogno di arrivare in Serie A, ma rimanerci…”

Sulla finale playoff persa col Venezia: “Era la prima volta che giocavo i playoff e lottavo per andare in Serie A. Mi sono sempre detto che ci sono due strade quando perdi una finale:o stai lì a ripensarci e a rimuginare o ti deve dar forza per cercare di raggiungere la promozione nella stagione successiva. Al momento mi ha dato rammarico e tristezza, come è giusto che sia. Poi sono tornato carico”.

“La scintilla per me è scattata quando sono andato in C a Fano. Avevo sempre visto un mondo troppo facile: primavera dell’Inter, poi subito diverse stagioni in Serie B. Serviva un anno per capire dove non voler essere. In C non voglio più andarci: ho aspettative alte e quando sono andato a Fano lottavo per non retrocedere… ho vissuto momenti forti, mi hanno dato la forza per non mollare. A gennaio, quando è arrivata la chiamata del Cittadella è stato come se gli sforzi di quell’anno e mezzo fossero stati ripagati. Tornassi indietro, questo passo lo farei prima. A Fano sono maturato caratterialmente e sono cresciuto tanto.”

“Segnare a Gigi Buffon? Sicuramente è stata un’emozione particolare. Non è stato un gol come gli altri. Ma me ne sono reso conto nei giorni successivi alla gara. Durante la partita era preso dall’adrenalina di pareggiare e non ci ho pensato. A posteriori, è un ricordo che conserverò nel cassetto.”

“Mi ritengo molto fortunato per la famiglia che ho. Mi sono sempre stati vicini. Per me è stato fondamentale il primo anno: ho sofferto parecchio la lontananza quando avevo quindici anni. Poi dopo la famiglia ti manca. Ti manca quando cresci, ti mancano i momenti insieme, il pranzo della domenica, i momenti passati a parlare… Sono molto legato alla famiglia, mi ricarica le energie. È un momento bello e di svago. Sono grato alla mia famiglia. È la famiglia che vorrei se potessi scegliere. Il primo autocritico sono io. Loro sono molto oggettivi. Se devono darmi la carota me la danno, se devono darmi il bastone altrettanto. Quando devono criticarmi, è giusto che lo facciano.”

“Se c’è una partita, la guardo: amo il bel calcio. Non sono uno che si annoia. Sono il tipo che resta un intero pomeriggio sul divano a guardare il calcio. Non tifo tanto. All’Inter conosco tante persone, tra magazzinieri e team manager, simpatizzo un pò per loro. Sono arrivato in nerazzurro a quindici anni. Ti fanno cresce prima come uomo, con valori e principi, poi come calciatore. Vestire la maglia dell’Inter, fare la primavera e il settore giovanile è un privilegio. Non tutti hanno la fortuna di viverlo. Al momento non te ne rendi conto, poi dopo ci ripensi e vedi che non è una cosa così scontata. Ti danno un bagaglio umano e calcistico differente rispetto ad altre realtà.”

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