Tommaso Milanese, interpretazione e qualità per un calciatore moderno

TOMMASO MILANESE ALESSANDRIA – È da pochi giorni un nuovo calciatore dell’Alessandria, che l’ha prelevato dalla Roma con la formula del prestito con diritto di riscatto, ma di Tommaso Milanese si dice un gran bene già da qualche anno nonostante abbia da poco compiuto diciannove primavere.

Perno del settore giovanile capitolino, vivaio storicamente florido e illuminante, il talentuoso pugliese ha regalato lampi di classe e consapevolezza in un campionato, il Primavera 1, dove ha dimostrato di saper incidere, dirigere e anche, se non soprattutto, decidere. L’ultima fioritura tinta di giallorosso ha messo in mostra elementi di tangibile qualità, dato che oltre Milanese bisogna segnalare le possibilità attuali e prospettiche di elementi quali Zalewski e Darboe: un’aula di talento, dunque, destinata a far parlare di sé.

Concentrandoci sul centrocampista classe 2002, è necessario sottolineare con intensa ostinazione il primo sostantivo che emerge dinanzi alla richiesta di una sua descrizione: qualità. Probabilmente, anzi sicuramente, è necessario andare oltre, dato che l’espressione appare vaga, ma è proprio questa scarsa precisione che rivela un bagaglio tecnico e tattico di assoluta, succulente, varietà. La qualità di Tommaso Milanese può esssere raccontata avvalendosi di diversi riferimenti che lascia al suo passaggio sul rettangolo verde. Andando per punti (ma non in ordine di importanza, per quello de gustibus), partiamo dalla tecnica, sia individuale che applicata: Milanese dà del tu al pallone che, quando viene accarezzato dal suo destro, gira con la giusta velocità, con i tempi corretti e la direzione opportuna. Dominio della sfera, capacità di saper dettare le giocate sia corte che lunghe, abilità nella conclusione, precisione: doti che segnano il corso degli eventi di un match, dato che le iniziative del talento di Galatina danno la costante sensazione di giungere a un lieto fine per i suoi compagni.

Il titolo presenta la parola “interpretazione” e, anche in questo caso, il fine non è casuale: Milanese intepreta la situazione, probabilmente uno dei più notevoli, e opportuni, punti di rottura che si richiede ai calciatori di quest’epoca per superare lo status di “buono” e sposare quello di “ottimo”. Bisogna sapere quando rischiare, quando gestire, quando accelerare oppure rallentare. Semplicemente bisogna sapere, e Milanese sa: per una delle tante verifiche disponibili, è possibile valutare l’assist di prima intenzione per Pedro all’esordio con la prima squadra della Roma, in quella notte di Europa League dello scorso 5 novembre che Tommaso mai dimenticherà.

Sotto un aspetto tattico, la padronanza del centrocampo di Milanese si palesa, oltre che nell’interpretazione appena descritta, nel dinamismo sempre razionale che contraddistingue le sue partite. Mezzala, trequartista, centrocampista centrale: una duttilità figlia della fluidità che mette a disposizione della squadra e che, in particolar modo nel percorso in Primavera, è stata ben canalizzata da Alberto De Rossi, che ne incentivava gli inserimenti nell’area di rigore avversaria grazie alla solidità offerta da compagni di reparto come Darboe (prima che salisse sul treno prima squadra) e Tripi.

Un calciatore moderno, dunque. Non sarà sicuramente facile imporsi nel calcio comunemente definito dei grandi, dove la completezza mostrata a livello giovanile andrà accompagnata da una ferocia agonistica di livello superiore, com’è normale e giusto che sia. Le possibilità, ad ogni modo, non mancano: Tommaso Milanese è pronto a stupire anche in Serie B.

Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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