30 Ottobre 2021

Perugia, alla ricerca del miglior De Luca: fuoco da ritrovare o abito da cambiare?

PERUGIA DE LUCA – Un grande tecnico una volta disse: “Più scendi di categoria, meno i giocatori si passano la palla per dimostrare quanto sono bravi”. Ecco, questa considerazione presa e buttata in un contesto come quello della Serie B, non ha né capo né coda. L’intendo, però, è quello di scardinare questa frase e […]

PERUGIA DE LUCA – Un grande tecnico una volta disse: “Più scendi di categoria, meno i giocatori si passano la palla per dimostrare quanto sono bravi”. Ecco, questa considerazione presa e buttata in un contesto come quello della Serie B, non ha né capo né coda. L’intendo, però, è quello di scardinare questa frase e di impossessarci di un concetto quanto più simile, ma comunque diverso, ed è: “Quanto meno i giocatori sono in fiducia, più fanno cose difficili per dimostrare il loro valore”. E’ questo il concetto da esprimere, per analizzare il momento di Manuel De Luca.


Manuel De Luca, attaccante classe 98’ arrivato in estate al Perugia in prestito dalla Sampdoria, è al terzo campionato di Serie B, nonostante la giovane età. Dopo l’esplosione lo scorso anno a Verona, sotto la gestione Aglietti, la Sampdoria, complice la drammatica vicenda che ha condannato i veneti, ha deciso di puntare su di lui per avvalersi di un attaccante di prospettiva, consentendogli però, con il prestito in B, di raggiungere appieno la maturazione indispensabile per affrontare in futuro un campionato complicato come quello della Serie A.


Gli umbri, nonostante la provenienza dalla serie inferiore, in questo avvio di stagione hanno fin da subito dimostrato di avere carattere e qualità, che gli hanno concesso di soccombere ai normali problemi di adattamento in un campionato ostile e complicato come quello cadetto. Merito, questo, soprattutto del tecnico Alvini, il cui lavoro è percettibile quasi al tatto. I concetti su cui si basa il tecnico ex Reggiana stanno portando risultati importanti. Risultati fin qui ottenuti grazie ad un ottimo lavoro svolto sulla fase difensiva: coesione, equilibrio, compattezza. La squadra si è confermata fin qui la miglior difesa, in virtù del fatto che Alvini, grazie all’esperienza maturata lo scorso anno con la Reggiana, ha rimesso mano ai suoi principi chiave, chiedendo a tutti i calciatori più dedizione in fase difensiva, restringendo decisamente il campo d’azione in fase di non possesso, meno distanza tra i reparti, così da non subire l’evoluzione dei momenti di gioco. Ciò l’ha resa una delle squadre più solide del campionato. Tali concetti, come inevitabile che fosse, hanno portato a delle conseguenze, calcolate, in fase offensiva. Un calcio di ripartenza e progressione, chiaramente, può essere giocato se ti avvali di giocatori intelligenti e duttili in situazioni del genere. Ed Alvini lo ha potuto fare, grazie a gente come Lisi, Falzerano, Ferrarini, Segre, Kouan, Matos e Carretta.

Optando per questa scelta, però, si è andato a sacrificare un attaccante strutturato come De Luca, bravo a dominare l’area di rigore, ma certamente non abilissimo in fase di ripartenza. A conferma di quanto l’attaccante sia in difficoltà, ma in generale l’intero reparto, numericamente e statisticamente parlando, vediamo come la classifica dei migliori attacchi in Serie B evidenzia un Perugia penultimo, meglio soltanto del Pordenone e a pari merito del Vicenza.


Chiaramente il discorso, per quanto numeri alla mano evidenzi questo aspetto, sta portando risultati importanti e per una neopromossa era tutt’altro che scontato. Le difficoltà di quello che, a mio avviso, è uno dei migliori centravanti della categoria, sono però chiare. Centravanti forte fisicamente e dotato di ottimo senso della posizione, aveva sviluppato al Chievo, in una dinamica tattica nettamente diversa rispetto a quella di Perugia, grandi capacità di movimento tra gli spazi e di lettura del gioco dal centrocampo in su, che potevano e dovevano essere il preludio alla definitiva esplosione di un grande giocatore. Senza dimenticare una buona vena realizzativa. In 6 presenze con la maglia del Perugia, per lui, sono arrivati due gol. Entrambi decisivi, uno contro l’Alessandria, per l’1-1 finale e uno su rigore contro il Brescia, che ha regalato loro la vittoria. Prima, durante e dopo, però, a livello di prestazioni, il nulla. Per un attaccante il gol non è importante solo in quanto tale, per un attaccante il gol è importante per acquisire nell’inconscio, ma soprattutto nella psiche, la consapevolezza che si sta svolgendo bene il proprio compito. Ciò si trasforma poi nella corretta scelta di tempo in un determinato frangente della gara, nel riuscire ad addomesticare un pallone difficile, nello smarcamento proprio o nel creare lo spazio necessario affinché un compagno riesca ad inserirsi, nel sapere quando far salire la squadra e quando invece consentirgli di respirare, nell’avere la lucidità di capire prima di tutti dove può arrivare il pallone giusto in area di rigore. Tutte scelte che, nelle ultime uscite, De Luca non ha affrontato con la giusta tranquillità, prediligendo sempre opzioni o movimenti azzardati e controproducenti.

Segnale chiaro che, un calcio di ripartenza e di progressione come quello di Alvini, potrebbe non sposarsi con le caratteristiche di questo attaccante. Adesso viene da chiedersi: è necessario che lui ritrovi il fuoco interiore o il nuovo abito non si sposa appieno con il suo essere?