Maturare è fondamentale, ma non può esistere un colpevole da diciannove gol

IEMMELLO PERUGIA – Ci sono calciatori che dividono. Colpa (o merito, la questione è spiccatamente soggettiva) di forti personalità, dichiarazioni dirette, un linguaggio del corpo sui generis e una tranquillità che alle volte fatica a essere trovata. Pietro Iemmello è uno di questi. Innegabilmente talentuoso e, a detta di chi scrive, eccessivamente vessato.

Le ultime esperienze di Iemmello non si sono concluse nel migliore dei modi. Tre retrocessioni (Benevento, Foggia e Perugia) ma, ad aver alimentato discussioni attorno al calciatore, sono stati soprattutto discorsi poco collegati all’apporto tecnico. Episodi, discussioni, gesti alle volte con un significato preciso, altre strumentalizzati. Iemmello è un istintivo, che dà un peso importante alla componente emotiva nel suo calcio e che necessita di sentire la piena fiducia della gente per rendere al meglio.

Cadute queste condizioni, l’effetto è controproducente. Tutto ciò sfocia nella polemica, che non va però interpretata come rabbia e rancore nei confronti della piazza. Differenza sottile ma dall’enorme peso specifico. Gli atteggiamenti che vengono contestati a Pietro, presumibilmente, rappresentano una richiesta di comprensione. Classe ’92, a 28 anni il ragazzo dovrà probabilmente lavorare su se stesso per metabolizzare più lucidamente i periodi negativi. La sensazione è che, quando le cose non vadano bene, Pietro si chiuda in se stesso e percepisca una sensazione di ingabbiamento rispetto alle persone che settimanalmente assistono alle sue partite. Questo lo porta a non riuscire a gestire la peculiarità del momento e a deteriorare il proprio rapporto con la tifoseria.

D’altra parte, è scorretto e miope attendere l’errore al varco e, soprattutto, cercare un unico responsabile cui attribuire una debacle. Dinamica probabilmente figlia della rilevanza di un profilo come quello di Iemmello. Una personalità forte come la sua ha oneri e onori, uno dei primi è la sopportazione della negatività dell’essere mediatici. Pietro, riprendendo quanto detto poc’anzi, fatica ancora a gestire questo indotto. I tifosi, però, sono chiamati ad avere maggiore rispetto nei confronti dell’uomo (e del calciatore), evitando di attaccare per ricercare con raziocinio le cause degli insuccessi. Il Perugia non è retrocesso per colpa di Iemmello. Assente anche il più infinitesimale margine di discussione. Sarebbe assurdo collegare il fallimento tecnico degli umbri a un calciatore che ha realizzato venti gol in campionato.

Analizzare la stagione di Pietro vuol dire concretizzare i ragionamenti portati avanti fino a questo momento: inizio da leader tecnico, trascinatore della squadra negli alti e bassi targati Oddo. Poi qualcosa si è rotto. Con Cosmi non è sbocciata l’empatia, il rendimento ne ha risentito, la fiducia è crollata, i tifosi hanno cominciato a puntare il dito. Pietro ha bisogno di serenità (ma, dalla prossima esperienza in poi, dovrà cercare di essere mentalmente più forte delle avversità che, in un’annata, inevitabilmente capitano), altrimenti non riesce a esprimere il proprio io tecnico e attitudinale.

Ieri la goccia che ha fatto traboccare il vaso: l’errore dal dischetto, la retrocessione, la contestazione. Come se la colpa fosse esclusivamente sua. La disfatta del Perugia ha altre radici, sicuramente più ampie e complicate da studiare. Iemmello è una parte di un discorso che può e deve andare oltre. A lui, per il futuro, è richiesta la capacità di saper sfruttare diversamente la forte personalità che ha, ai tifosi il compito di saper guardare la luna e non il dito.

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Classe '96, Laureato Magistrale in Economia Aziendale con una tesi sulla Corporate Governance delle società calcistiche, italiano di nascita ma cittadinanza napoletana, appassionato di calcio a tal punto che la prima parola detta pare sia stata "Gol" invece di papà o mamma. Quando ho tempo scrivo, o almeno ci provo.

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